Il momento culminante


Il romanzo è un lungo viaggio, e lungo il suo svolgimento si susseguono tutta una serie di avvenimenti. Di questo viaggio infine rimarranno impressi nella mente gli scorci più drammatici ed emozionanti, mentre tutti gli altri avvenimenti di passaggio non lasceranno traccia.


Come scrittori è ovvio che nessuno di noi porterebbe mai il lettore ad attraversare un viaggio noioso. Penso sia legittimo desiderare che il viaggio di cui scriviamo rimanga nei cuori di chi lo legge. Questo ci porta a creare una storia che abbia in sé una svolta che colpisca l’immaginario del lettore e che sia in grado di rimanere nel suo cuore.


Per climax, termine anglosassone che deriva dal greco klimax, «scala», si intende una svolta memorabile nel tragitto narrativo: quel punto di massima intensità che trasporta il lettore nelle emozioni del momento, e lo induce a fotografarlo nella mente come un evento indelebile per la narrazione.
Obiettivamente non possiamo scrivere un testo che sia formato solo da climax, il climax è il momento culminante e quindi va costruito in modo molto accurato. Lo stesso discorso vale per gli avvenimenti che accadono subito dopo la svolta centrale della storia.


Difatti è inevitabile che a seguito di un culmine tanto elevato, la tensione debba poi allentarsi. Stiamo parlando del momento in cui inizia l’anticlimax, ossia quella fase durante la quale lettore può tirare il fiato e prepararsi ad affrontare la svolta successiva della storia. Nell’arco complessivo di una linea narrativa si possono riscontrare diversi momenti cruciali: colpi di scena, apici di tensione, svolte, rivelazioni inattese, crisi, catastrofi e molto altro.


Tutti questi elementi seguiti regolarmente da passi più tranquilli formano il filo di tensione a corrente alternata della trama, e, preso a sé stante, possono essere considerati validi climax, seguiti inevitabilmente da altrettanto validi anticlimax.


Tuttavia per restare in tema dobbiamo distinguere tra i vari momenti di tensione che si incontrano all’interno di una storia e il climax ultimo, quello più importante determinante in cui esplode e si risolve il nucleo dell’intera vicenda.
Consideriamo quindi il climax come il momento risolutivo di una serie ascendente di avvenimenti, dopodiché la tensione si scioglie in maniera definitiva.


Per definire questa fase conclusiva i francesi hanno coniato il termine «dénouement», che significa letteralmente «scioglimento del nodo». Questo è il momento in cui è bene che la narrazione si fermi perché inutile che prosegua o diventerà qualcosa di inutile e noioso. Maggiore è la tensione accumulata fino a quel punto e maggiore sarà l’impatto del momento risolutivo.


È abbastanza complesso spiegare come costruire un finale efficace perché esso dipende per gran parte dalla struttura data la storia fin dall’inizio. Partiamo comunque dal presupposto che l’obiettivo sia sempre la storia di un personaggio che da un punto A deve giungere è un punto B. Quindi se la storia verte su un mistero essa finirà con la scoperta del mistero stesso. Il senso di compiutezza che segue le ultime parole di una narrazione gratifica il lettore perché a paga le sue aspettative la sua curiosità confermando la capacità organizzativa dell’autore.


In genere quando si inizia una storia non si sa mai come andrà a finire ma non è sempre vero perché il gioco fra autore e lettore è molto sottile. Infatti quando si affronta una stesura o la lettura di un testo che appartiene a un determinato genere letterario accadono due cose:
• Lo scrittore deve fare i conti con un «codice», ossia una serie di regole che determinano lo svolgimento dei singoli testi che fanno parte di quel genere
• Il lettore sviluppa un certo numero di attese su come la vicenda andrà a finire proprio in ragione di questo codice.


Tuttavia il fatto di avere delle attese non significa necessariamente che tutte le storie di questo tipo le rispetteranno puntualmente. Anzi, una storia può permettersi di azzardare variazione più o meno ingegnose su uno schema collaudato rovesciando le attese per ottenere un effetto ironico, tragico, paradossale o altro.


Però il risultato che uno scrittore si prepone di ottenere sovvertendo le regole, può realizzarsi solo se si colloca su uno sfondo ben riconoscibile che appunto quello delle attese più tradizionali.

Alla prossima writer’s!