La suspense narrativa


Il segreto della tensione drammatica sta proprio in questo gioco delle attese, per cui l’esito è sempre in dubbio. Finché dura l’incertezza tra un finale prevedibile e una possibile trasgressione l’interesse per la lettura è assicurato. Il finale atteso in questo caso è come una bussola che permette di avere sempre un buon orientamento, ossia uno sfondo efficace per riconoscere tutto ciò che accade nella vicenda, per distinguere i percorsi obbligati dalle deviazioni impreviste o studiate, perseguire le difficoltà e gli ostacoli che personaggi incontrano sul loro cammino e scoprire se è sì riusciranno a raggiungere oppure no la conclusione desiderata.


Sapere dove la storia andrà a finire, eppure dubitarne fino all’ultimo momento, è ciò che permette di provare quel profondo coinvolgimento quando ci immergiamo nella lettura e di tenere il fiato sospeso proseguendo nella vicenda. È insomma il centro della suspense narrativa.


Difatti quando si parla di «realismo» e di «originalità» della grande letteratura occorre tener presente che si costruiscono sulla trasgressione e il rovesciamento o la variazione di schemi preesistenti, quegli stessi schemi che si manifestano con maggior evidenza nelle strategie di narrative di genere.
A questo punto è ovvio domandarsi perché tante storie propongono un esito fisso è scontato. Fra le possibili risposte possiamo dire che si tratta di una conseguenza del fatto che nei mondi creati dalla narrativa c’è sempre la possibilità di stabilire un ordine morale.


Infatti l’autore può fare in modo che nell’universo della storia il bene sia premiato e il male punito, ma se così non avviene il lettore avrà diritto a sapere perché. Nella realtà invece le cose non funzionano in questo modo e sfuggono a qualsiasi controllo.


Di conseguenza ciò che scrivete e anche un modo di affermare che esiste un ordine, un riflesso del fatto che tutti cerchiamo, più o meno consapevolmente, di trasformare la vita in un racconto in cui proiettiamo noi stessi le nostre speranze e i nostri sogni.

Come costruire un climax.
• Sviluppare la trama prevedendo un Apice a cui tendere. Difatti già dall’inizio bisogna avere chiaro il punto esatto della storia Verso il quale ascendere e da cui poi discendere.
• Costruire con cura le scene precedenti l’apogeo. Si può ottenere oltre che con una programmazione della storia con gradazioni crescenti i termini aggettivi sinonimi e azioni. In genere si parte sempre da un grado positivo per arrivare al massimo grado sopportabile dai protagonisti negativo.
• Chiudere ogni capitolo con un elemento in più verso il culmine, senza mai svelare quale sarà; questo ovviamente darà la sensazione di avvicinarsi gradualmente alla soluzione dello scritto.
• Arrivo in prossimità dell’apice in cui le frasi diventano brevi spezzate per far avanzare più rapidamente la storia, dare la sensazione insomma che inizi una vera e propria corsa verso il culmine.
• Creare un countdown finale, prima del momento clou in cui avviene il cambiamento o la scoperta le scene si susseguiranno una accanto all’altra in modo sincopato.
• Giungere all’apice senza forzature, come se fosse l’unica soluzione possibile nonché assolutamente necessaria.
• Scendere da questa pensione delicatamente, riportando la storia su un livello emotivo positivo.
• Non dimenticare che dopo l’apice tutto è cambiato, anche se alcune cose nella storia sembrano essere rimaste immutate.
• Ricordarsi che dopo il climax i personaggi insieme al cambiamento subiranno un prezzo da pagare, difatti è come se il protagonista attraversasse un cerchio di fuoco, è ovvio che ne esca quantomeno un po’ bruciacchiato.

Alla prossima writer’s 💪