La scelta del finale


L’umanità cerca per istinto di dare un senso alla vita, costruendo attorno trame narrative strutturalmente stabili, coerenti, complete e significative. Tra tutti gli elementi di una storia, il finale è quello che con maggior forza può stabilire questo ordine oppure mandarlo all’aria.
Il finale può servire, ad esempio, a ristabilire una normalità che è stata interrotta. È il caso di gialli, thriller, horror e soprannaturale, ove qualcosa turba la normalità e mette disordine.


Il finale può migliorare la natura o la situazione dei personaggi che vengono cambiati dal corso della storia, oppure può trattarsi di un finale liberatorio, che ha una funzione di purificazione e riscatto interiore, questo specialmente parlando della narrativa fantastica e fiabesca.
La linearità del testo narrativo può essere sfruttata per creare suspense, ingannare deliberatamente il lettore o spingerlo a costruire significati che dovranno essere rivisti successivamente, quando saranno fornite informazioni ulteriori.


Da questo punto di vista, la letteratura può essere considerata come un continuo processo di formazione di ipotesi che di volta in volta vengono rafforzate, sviluppate, modificate, oppure rimpiazzate con altre o negate. A fine lettura il lettore avrà raggiunto una “ipotesi finale” che dà il senso a tutta quanta la storia.

Finale chiuso e finale aperto

Non è detto che un climax porti necessariamente a una chiara è limpida risoluzione, neanche le parole finali debbano tradursi in una conclusione fatta e finita. Al giorno d’oggi sono sempre più frequenti narrazione aperte e volutamente prive di una conclusione tradizionale. Il famoso “vissero felici e contenti” è un finale classico che corrisponde a una visione lineare. La letteratura, in quanto modello esemplare della vita, ci ha spesso propinato questo tipo di finale rifinito è corretto.

Ma in parallelo all’evoluzione dell’antieroe come personaggio letterario, si tende a terminare una storia senza una conclusione vera e propria; si preferisce cioè una sorta di anti finale, con parole a volte sconcertanti che aprono la strada a nuovi interrogativi, lasciando il lettore nell’incertezza perché il senso della narrazione appare incompiuto.


Molte di queste storie sembrano costruite per evitare un’ipotesi definitiva o un significato complessivo riconoscibile, facendo in modo che i vari elementi si condizionino, cancellino o annullino senza formare possibilità nettamente opposte.


Si tratta di un modo per accrescere la suspense e gettare una luce diversa sulla storia. Talvolta accade che lo scrittore vuole perpetrare un finale irrisolto oppure che desideri non una soluzione di chiusura, ma un’infinita oscillazione tra due possibilità.
Quando la storia si avvia verso la fine fa perdere un po’ di slancio e tensione, quindi ci sono due soluzioni: situare il climax proprio alla fine, o rilanciare la sfida con il lettore nelle ultime pagine.


Vediamo in che modo può avvenire. Sappiamo che il testo narrativo segue un percorso lineare, ma può procedere in due modi: come una linea diretta da un punto a a un punto b, oppure può curvare su se stesso e ritrovare il punto di partenza. Da qui emergono due tipi di finale:


• Il finale lineare, dov’è la storia si muove in avanti e raggiunge il climax in un punto lontano da quello in cui era iniziata. Esso risponde a tutte le domande che erano state poste nella trama, chiude tutti gli archi narrativi e ogni personaggio trova la sua quadratura. Ogni cosa è spiegata, ogni effetto motivato da una causa;
• Il finale circolare, in cui la storia curva su sé stessa e termina esattamente nel punto dove era iniziata. Lo troviamo spesso nei romanzi horror e Fantasy, ma non solo. Si conclude la storia quindi da dove era cominciata e si possono semplicemente ripetere gli eventi, oppure sviluppare tutta la storia come un lunghissimo flashback;
• Il finale aperto, usato soprattutto ma non solo, nei romanzi di genere. Lascia alcuni dubbi nella mente del lettore che sarà costretto a indovinare in base agli indizi della trama. È l’ideale se si prevede un seguito alla storia;
• Finale in medias res. Così come esiste l’incipit in media res, esiste anche il finale, oggi sempre più adottato. Il romanzo finisce quando la storia non è ancora finita, ad esempio con un gesto, una descrizione o un dialogo. Si ha la sensazione di un finale sospeso, ambiguo, che vuol dare l’impressione che la storia sia molto più lunga (inizia prima e finisce dopo), e noi siamo spettatori di un solo segmento.

Alla prossima writer’s! 💪