Il personaggio è come prima cosa un modello di confronto, è quindi ovvio che le sue caratteristiche debbano permettere al lettore a cui si rivolge, di riconoscerlo. Questo permette di avviare un processo di identificazione, che è speculare al meccanismo di sospensione dal reale, di cui parlavamo nell’articolo un inizio efficace.

Come per la trama, anche i personaggi non rispecchiano fedelmente il reale, ma prendono vita attraverso una scelta oculata di caratteristiche umane reali, ossia quelle che sono più consone per la storia che vuole scrivere l’autore. Stiamo parlando di idealizzazioni, distorsioni, esagerazioni di tratti distintivi, che possiamo trovare in modo meno clamoroso anche nel reale.

Quando nel linguaggio comune ci si riferisce a un “tipo”, (tipo strano, tipo scontroso, un bel tipo), ci si riferisce a un individuo singolo, che per quella qualità spicca sulla massa. Allo stesso modo, ogni personaggio ben fatto, deve essere particolare, non solo un nome di cui far scivolare la trama.

Per una prima caratterizzazione può bastare un aggettivo, da questa già si è in grado di definire di conseguenza una serie di azioni e reazioni, che andranno via via a definire sempre meglio il personaggio che abbiamo scelto.

Esistono due tipi di personaggi:

  • I personaggi tondi, sono quelli su cui l’autore lavora molto in termini di caratterizzazione e che spesso finiscono per acquisire “vita propria”, al punto che se la storia pretendesse qualcosa in più, sarebbero perfettamente in grado di soddisfare le aspettative. È il caso del protagonista, o dei personaggi comprimari, che possono avere una caratteristica accentuata al massimo, (la scaltrezza di Sherlock Holmes), o una personalità molto complessa, ( un Pinocchio che è sempre combattuto tra quello che dovrebbe fare e quel che fa).
  • I piatti invece sono definiti da un’idea o qualità, è il caso dei personaggi secondari o delle comparse. Spesso essi sono fermati da quei pochi aggettivi e dalla descrizione semplice, in merito stereotipi: vittima, colpevole, maggiordomo, marinaio. Questi elencati sono tutte tipologie standard, che nella nostra mente richiamano ognuna la propria singola caratteristica dominante.

È per questo che quando si lavora a un personaggio tondo, bisogna impegnarsi per renderlo sia speciale, che credibile e riconoscibile per il lettore, poiché anche la figura dell’eroe ha il suo stereotipo di riferimento, ed è ovvio che per la vostra fantastica storia, sarebbe un peccato utilizzare un manichino passivo, anziché un protagonista a tutto spessore. Una bella storia d’altronde, ha bisogno di un personaggio alla sua altezza, che la percorra e arricchisca.

Altro appunto degno di nota, è che la tendenza odierna tende a far compenetrare i ruoli: il buono non è piu solo un buono, lo stesso dicasi per il cattivo. Questo perché l’esigenza di un punto di contatto col reale, porta a caratterizzare i nostri personaggi per come sono realmente le persone. Anche questa è una scelta molto importante, perché partire da ciò che si conosce, per elevare il personaggio al suo ruolo, significa mettere in lui qualcosa di tangibile e riconoscibile, che fa avviare ciò di cui parlavamo all’inizio di questo articolo: l’identificazione.

Bene, spero che questo articolo introduttivo possa esservi stato utile. Come al solito, sentitevi liberi di commentare, per me è sempre una gioia leggervi, sia qui, che nei messaggi!

Buon inizio settimana writer’s!