Il punto di vista in narrativa – detta anche focalizzazione – è la prospettiva dalla quale il narratore guarda e racconta la vicenda.

Dal tipo di storia dipende anche la scelta dell’angolo visuale dal quale l’autore sceglie di osservare (e quindi narrare) la storia.

I punti di vista possono essere:

  • Prima persona semplice: per tutto il racconto la narrazione sarà in prima persona dal punto di vista del protagonista. Avremo una sorta di immedesimazione del narratore con il personaggio principale; ogni volta che si sceglie la prima persona l‘autore rimane bloccato sull’io narrante e sulla sua visione dei fatti. Il narratore ne sa quanto il suo personaggio e viene a conoscenza delle vicende man mano che si svolgono. Come esempio chiarificatore pensiamo alla Coscienza di Zeno.
  • Prima persona con punto di vista multiplo: la narrazione assumerà di volta in volta il punto di vista di diversi personaggi. Questo tipo di scelta può servire per far partecipare il lettore alla storia, per fargli decifrare somiglianze e differenze tra le diverse versioni.
  • Prima persona periferica: la narrazione assumerà il punto di vista di un personaggio secondario.È utile quando il protagonista non è consapevole delle proprie azioni o quando riteniamo che il suo punto di vista sia viziato e desideriamo dare una visione esterna e più imparziale dei fatti.
  • Prima persona inattendibile: questa scelta può creare un effetto di sorpresa e stordimento nel lettore che si accorge di non poter credere al narratore. Un esempio: Ne “Il cuore rivelatore” di E.A. Poe il lettore capisce, dopo poche frasi, che il narratore è un folle per cui nella lettura sarà impossibile distinguere tra illusioni del protagonista e realtà.
  • Terza persona con punto di vista singolo: utile se il protagonista non ha le capacità espressive per raccontare in prima persona la propria storia. Un esempio potrebbe essere il voler raccontare la storia di una bambina autistica dal suo punto di vista.
  • Terza persona con punto di vista multiplo: quando optiamo per questa scelta è importante assicurarsi che i personaggi siano tra loro molto diversi e che vedano il mondo in modo differente. In caso contrario questa scelta perde di senso.
  • Terza persona onnisciente: qui il narratore è completamente libero dal vincolo dei personaggi. Può fornire informazioni sul contesto, informare il lettore su eventi futuri, può commentare la storia. Tale punto di vista era usato molto in passato, un esempio ne sono i Poemi Omerici e i Promessi Sposi di Manzoni.
  • Terza persona oggettiva: il narratore oggettivo in terza persona non può entrare nella mente di nessun personaggio e deve rivelare tutto (caratterizzazioni, conflitto, tema etc) solo attraverso dialoghi e azioni. Questo punto di vista ha la forza di offrire un senso di imparzialità perché il narratore non può spiegare niente. Tuttavia nega il potere al lettore di entrare nella testa dei personaggi. Il narratore è un testimone, si limiterà a registrare oggettivamente i fatti dall’esterno come accadono senza entrare di conseguenza nei pensieri di nessuno. La narrazione sarà impersonale e sarà impossibile dedurre alcunché sull’esito della storia.È tipica del racconto poliziesco e del grande Hemingway.
  • Seconda persona: il narratore usa il “tu“. A diventare il protagonista è il lettore stesso. Esempio tratto da Jay McInerney “Le mille luci di New York“:
    “Sei in un night club e parli con una ragazza dalla testa rasata (…). Tutto sarebbe più chiaro se riuscissi a infilarti in bagno e prendere un po’ di polvere boliviana… il tuo cervello in questo momento è composto da plotoni di piccoli soldati boliviani.”Scelta che può essere efficace per far provare sensazioni forti e dirette al lettore.

Bene writer’s, per oggi è tutto, a domani!!