Il flashforward

Il flash forward è l’opposto del flashback: un balzo in avanti nel tempo, un’anticipazione del futuro narrativo. L’esistenza dell’uno implica necessariamente l’esistenza dell’altro, anche se di solito si considera solo il flashback in quanto il flashforward è… tutto il resto della storia.

Da una parte l’uso del flashback può togliere la suspense dello scioglimento della trama, ma in realtà se si sa già che il protagonista muore, proprio in virtù del fatto che l’autore svela il what, cioè cosa succede, l’attenzione si riversa e accentua sul come.

Il flashforward però risulta essere molto utile come anticipazione: una frase lasciata cadere come per caso, da sola, può creare nell’arco di tutta la narrazione sottili agganci, una vera e propria rete inizialmente invisibile per giungere a un colpo di scena, o a un vero e proprio cambio di percorso. Per questo bisogna dosare questa anticipazione come si deve, o il lettore capirà subito dove volete andare a parare, e questo si chiama spoilerare il proprio testo, renderlo prevedibile e quindi far perdere interesse a chi legge.

Tempi verbali e punteggiatura

Nell’articolo sulla trama abbiamo visto l’importanza di mantenere un ritmo narrativo sostenuto nello svolgimento del filo conduttore. Un discorso più complesso va fatto sul ritmo della sintassi ovvero sulla struttura del periodo. Un’azione infatti può essere descritta in tempi diversi e modi verbali che ne accelerano oppure ne rallentano lo svolgimento.

Il passato remoto, ma nella narrativa più recente anche il passato prossimo, è il tempo normale per raccontare la storia, mentre l’imperfetto e tempi progressivi composti danno l’idea di un’azione di una certa durata e rallentano il tempo della narrazione. Viceversa il ritmo accelera se nel mezzo di un racconto al passato l’autore inserisce un presente che fa risaltare l’azione come immediata.

Anche la punteggiatura e la lunghezza del periodo hanno un effetto sul tempo di un testo narrativo. Le frasi brevi sono generalmente le più chiare. Un corpo narrativo si muove più velocemente da un punto all’altro, oppure tra due frasi parallele coordinate da una “o” oppure da una “e”. Ernest Hemingway il maestro americano del ritmo paratattico, (cioè formato da brevi frasi sullo stesso piano, non subordinate, poste una accanto all’altra) né è il classico esempio.

Se da una parte è stato accusato di aver appiattito lo stile letterario, dall’altra ha avuto il merito incontestabile di snellirlo e semplificarlo. Ora senza voler passare da un eccesso all’altro diciamo che è bene usare consapevolmente la punteggiatura e i tempi verbali per conferire alla narrazione il ritmo che più le si addice.

Una regola generale consiste nell’accelerare i tempi quando non succede nulla e nel rallentarli quando sta per accadere qualcosa o se si ha bisogno di tensione; il rallentamento infatti è concepito appositamente per creare l’impressione che da un momento all’altro accadrà qualcosa.

Bene, per oggi è tutto writer’s! A presto!