Un autore che voglia creare un testo non può limitarsi a cucire assieme gli elementi di una storia per tenerli assieme, deve distinguerli da elementi di altre trame. Difatti, come abbiamo visto ne “Il viaggio dell’eroe di Vogler” su una stessa base, che ha attraversato la storia fino ai giorni nostri, sono stati scritti milioni di libri, molti dei quali di grandissimo successo.

Questo evidenzia che ogni scrittore, pur lavorando su un medesimo schema, è in grado di creare qualcosa di originale a partire da se stesso, dal suo stile personale.

Ma veniamo a noi, per cosa utilizziamo il nostro stile? Ovviamente per costruire qualcosa di originale, di bello. E che cos’è la bellezza?

Un insieme di canoni per i quali siamo in grado di dire oggettivamente cosa sia apprezzabile e ben fatto, ma che poi ovviamente, sfocia anche e soprattutto a livello soggettivo. Tutti siamo d’accordo che per fare la modella ci vogliono determinati requisiti, ad esempio, ma abbiamo anche le nostre preferenze nello sceglierne una. È una questione di gusti. Stringiamo ancora di più il concetto. Il bello è soggettivamente qualcosa che ha la qualità di appagare l’animo attraverso i sensi.

Fondamentalmente le parole che ciascuno di noi usa, forniscono alla medesima situazione, una varietà infinita di possibilità, e questo perché ci sono infiniti modi di vedere le cose, di descriverle, di comunicarle. Nel caso dello scrittore, siccome egli non può dipingere con colori, o plasmare la materia come uno scultore, deve “far vedere”. È esattamente da questo che parte il modo personale di ognuno di esprimersi, il taglio originale.

Lo stile, ossia l’insieme di parole che scegliamo per descrivere un qualcosa, è in realtà l’anima stessa di ciò che scriviamo. Di conseguenza quando uno scritto non riesce a smuovere qualcosa in chi legge, probabilmente è dovuto a un modo inadeguato di esprimersi. La corrispondenza “negativa” tra autore e lettore è data dall’insufficienza dello stile rispetto il contenuto.

Facciamo un esempio. Se una donna entra in un bar per prendere il caffè, questa scena può essere mostrata in modi differenti:

  • Oggettiva
  • Drammatica
  • Umoristica
  • Romantica

A seconda del singolo taglio, va usato uno stile differente, e di conseguenza anche parole specifiche.

Oggettiva: descrizione fisica, la donna è anziana, bassa, remissiva. Ecco che le poche qualità scelte ci mostreranno un’anziana signora che avrà difficoltà a farsi largo nella calca di un bar affollato.

Drammatica: si mette subito in evidenza che questa signora ha urgenza di prendere il caffè perché ha un calo glicemico, ma non riesce né a farsi largo tra le persone, quasi sparisce nella calca, e nemmeno viene notata granché, e prova vergogna nell’attirare l’attenzione del barista in modo incisivo.

Umoristica: basta descrivere la stessa signora dando un taglio differente, che metta in evidenza il contrasto tra la sua puzza contro il naso, e la sua inadeguatezza nel porsi verso le persone. Non la vedete anche voi, questa regina di Inghilterra, varcare la soglia del bar come se fosse un dio, incedendo altezzosa e signorile (nella sua testa), senza che nessuno la noti… (Forse da terra è alta un metro e trenta…)?

Romantica: questa povera donna, non più giovanissima, attira a sé lo sguardo di un cortese signore, che si rende conto delle sue difficoltà, e che cavallerescamente, decide di aiutarla.

Tutti e quattro questi tagli narrativi, portano in sé una promessa, che può essere assolta solo portando avanti la storia in modo coerente con lo stile iniziale. In che modo dunque, possiamo restare coerenti a ciò? Mediante una domanda: come?

Se nel corso della narrazione vi risponderete sempre allo stesso modo, ecco che, fino in fondo manterrete lo stile scelto all’inizio.

Bene writer’s, per ora è tutto. Buon inizio settimana!

Nb. Come sempre, se l’articolo vi è piaciuto lasciate un commento o condividetelo nella vostro profilo. Grazie fin da ora!