Il parlato, proprio in quanto “diretto”, deve dare al lettore la sensazione di immediatezza, come se scaturisse dalla bocca dei protagonisti, e non dalla mente dello scrittore. Per ottenere ciò è necessario che l’autore conosca bene i personaggi: estrazione sociale, contesto in cui si muovono, il linguaggio con cui si rivolgono agli altri, le peculiarità del luogo in cui vivono,(usi e costumi del posto ad esempio), in modo che la parlata scaturisca come il risultato di tutti questi fattori, più il carattere e le esperienze del protagonista.

Ogni frase detta dai personaggi, o taciuta, deve rivelare qualcosa di loro, come accade nel reale. Nella scrittura creativa va aggiunto però, che ogni dialogo deve servire a fare progredire la storia.

Oltre ai fattori sovracitati, va aggiunto che l’autore deve sapere anche ciò i personaggi non vogliono rivelare, e soprattutto il perché. Difatti la parola non può e non deve rispecchiare necessariamente i pensieri e le intenzioni di ciascuno. Anzi! Spesso il dialogo più significativo è proprio quello che “esprime senza dire”. Se ci pensate infatti, non sempre le persone riescono a esprimere ciò che provano, specie se stanno vivendo una emozione molto intensa. Lo stesso vale per i vostri personaggi.

Nel romanzo “Orgoglio e Pregiudizio” di Jane Austen, (1775 – 1817), c’è una scena significativa in cui il personaggio di Elizabeth afferma di non pentirsi assolutamente di aver rifiutato la proposta di Darcy, e di non provare alcuna stima e trasposto per quest’uomo, che è stato così scortese con lei. Ma le frasi al negativo che l’autrice mette in bocca al personaggio, rivelano l’opposto. Togliendo i “non” infatti, il lettore avverte i reali sentimenti della confusa eroina. Essi filtrano proprio attraverso la sua negazione.

A volte il dialogo scade se è troppo esplicito, studiato o razionale, finendo per non rivelare niente tra le righe. Ricordiamo che la parola, pur rappresentando il desiderio di esprimere un qualcosa, non riuscirà mai a renderla fedelmente. Ecco perché facilmente la sostanza che contiene po’ essere ben diversa da ciò che viene enunciato, e questo non solo quando l’intento è mentire, sedurre o ingannare.

Nella maggior parte dei casi si tratta di meccanismi interni che svolgono la funzione di filtro tra quello che una persona ha dentro di sé e la sua espressione verbale. L’autore deve avere l’accortezza e l’abilita di lasciare che i protagonisti si mostrino agli occhi del lettore, in modo che quest’ultimo possa “sentirli”. Per ottenere questo non esiste regola matematica, tutto deve capitare a livello di percezione immediata,così come avviene in un dialogo tra persone in carne e ossa.

Qui più che mai tutto si traduce in un gioco di equilibrio tra l’emisfero intuitivo e quello razionale della mente creativa; l’autore deve calarsi nei suoi protagonisti e immedesimarsi nel loro personalissimo sistema di comunicazione verbale. Non è semplice, ma se l’autore ci riesce, i risultati saranno immediati.

Ma come si può tradurre la molteplicità di di sfumature della lingua parlata in un testo scritto, mantenendo la naturalezza e l’espressività, senza perdere la chiarezza? Ecco, questa è la vera sfida.

Per la seconda parte writer’s, ci leggiamo domani. Nella foto vi lascio uno schema base,sperando che vi sia utile! Se vi fa piacere lasciate un like, un commento o condividete il mio articolo! Un grande abbraccio e buon sabato! 😘