Punto di vista esterno – Narrazione in Terza Persona Onnisciente

Il focus è collocato in un punto sopraelevato, dal quale si vede tutto. Il testo è scritto in terza persona (“lui/lei”) e il narratore è esterno ai personaggi.

A differenza del narratore in terza persona soggettiva, che vede le cose da un punto di vista limitato, spesso vicino a un personaggio, il narratore onnisciente sa tutto di tutti i personaggi, e non solo ciò che fanno, ma anche ciò che pensano, cosa provano, cosa hanno fatto in passato e cosa faranno in futuro.Per questo il narratore onnisciente è spesso considerato come un dio nella narrazione, che sa tutto della storia.

Il narratore onnisciente può far sentire la sua presenza al lettore, intervenendo con i propri commenti, oppure restare nascosto e limitarsi a dare al lettore tutta la sua ampia visione.

Vantaggi della terza persona onnisciente:

  • Si può dare vivacità al testo, proponendo contemporaneamente i punti di vista dei diversi personaggi;
  • passando da un personaggio all’altro e non concentrandosi solo su uno di essi, il testo può essere più ritmato e meno noioso;
  • Si può essere più veloci, perché il narratore sa tutto e non deve intuire o interpretare pensieri e comportamenti dei personaggi;
  • Si può ironizzare sui personaggi ed evidenziarne i difetti in chiave comica, propria perché si è distanti da ciascuno di loro.

Svantaggi della terza persona onnisciente:

  • Si può confondere il lettore passando da un personaggio all’altro troppo spesso;
  • il coinvolgimento del lettore nella storia è limitato perché non riesce a immedesimarsi a fondo con nessuno dei personaggi.

Punto di vista esterno multiplo

Come abbiamo visto la terza persona soggettiva è la soluzione più diffusa nella narrativa contemporanea, proprio perché permette al narratore di essere flessibile, collocandosi molto vicino a un singolo personaggio oppure mettendosi a una distanza intermedia fra molti personaggi.

Il narratore esterno ai personaggi può scegliere a quale distanza porsi rispetto ad essi, a seconda del ritmo che vuole dare alla storia e del coinvolgimento che vuole creare tra i suoi lettori e i personaggi.

Se si sceglie di raccontare la storia da un punto di vista esterno ai personaggi, ma concentrandoti sul protagonista, si otterrà un effetto molto simile a quello di una narrazione in prima persona, ma senza i limiti di dover sempre stare nella testa di un solo personaggio.

Si potrebbe però, anche scegliere di cambiare punto di vista e di seguire ora uno, ora l’altro dei personaggi, per dare al lettore una visione d’insieme della storia, raccontata da più punti di vista.

Molti libri attuali sono impostati secondo uno schema di alternanza di voci, per cui alcuni capitoli sono raccontati dal punto di vista del protagonista e altri capitoli sono raccontati dal punto di vista dei comprimari. In questo caso si parla di punto di vista multiplo.

Sicuramente questa formula può dare grande varietà al testo, ma gestire un punto di vista multiplo è una questione delicata ed è consigliabile sceglierlo solo se si è davvero padroni dei personaggi e della trama. Passare da un punto di vista all’altro, infatti, significa non confondere le opinioni e il modo di pensare di un personaggio con quelli di un altro, ricordarsi esattamente dove è collocata il tuo focus virtuale in ogni scena, da quale angolazione è raccontata la storia di volta in volta, chi è  presente e chi no, cosa pensano i personaggi l’uno dell’altro, chi conosce un segreto e chi invece ne è all’oscuro e così via.

Insomma, per usare un  punto di vista multiplo senza rischiare di confondere il lettore, devi essere un regista esperto. Se decidi di utilizzare questa soluzione, non la prendere alla leggera.

Buona giornata writer’s!